martedì 27 gennaio 2009

IPPICA : MANCA UN PIANO INDUSTRIALE

L’anno che si è appena concluso aveva dato a tutti gli ippici dei segnali molto importanti, le cose stavano veramente cambiando, il decreto salva ippica garantiva i fondi necessari per continuare l’ attività e porre in essere un piano di rilancio del settore; adesso tutto ciò viene messo in discussione da un emendamento presentato dagli onorevoli Corsaro di AN, e Bernardo di Forza Italia, con tale provvedimento si vuole eliminare la percentuale dell’ 0,7% destinata all’ ippica dagli incassi delle slots machines e sostituirlo con un fisso per due anni pari a 130 milioni per anno e poi si deciderà cosa fare.L’ emendamento lascia gli ippici sgomenti ed increduli, è possibile che dopo appena due mesi dall’ approvazione di un provvedimento concordato con le istituzioni per salvaguardare le moltissime persone che lavorano nel mondo ippico si rimetta tutto in discussione, la cosa che lascia perplessi è che nella lettera del ministro Zaia pubblicata sul quotidiano libero, non vi sia nessun accenno o smentita a questo emendamento e come diceva un grande politico” a pensar male si fa peccato però spesso ci si azzecca”, speriamo vivamente di sbagliarci, soprattutto per il fatto che il ministro Zaia è stato uno degli artefici di questo decreto, però spesso la politica deve fare i conti con le lobby, e sicuramente quella delle slots è molto forte.Questo è un problema che nel nuovo anno si dovrà affrontare con tutte energie possibili, però purtroppo non è il solo che dovremo affrontare, si è parlato in questi ultimi tempi di rilancio del settore, di piani industriali, ma l’unica novità è il taglio delle giornate in nome della QUALITA’, per cui secondo le istituzioni il rilancio del settore passerà attraverso una drastica riduzione delle giornate di corse.A parere di chi scrive, questa non sembra certamente la soluzione adatta, creare un’ ippica di qualità è un obbiettivo che si deve raggiungere per far sopravvive il settore, purtroppo sono i mezzi sbagliati, spesso si portano ad esempio nazioni come la Francia dove si corre di meno ed il volume di scommesse è più alto, tutto ciò è vero, però è necessario analizzare in maniera attenta la realtà francese.Innanzitutto, in Francia vi è una forte promozione dello sport ippico, soprattutto sui canali televisivi e ci tengo a ribadire “sport ippico”, perché l’ ippica prima di tutto è uno sport e la scommessa una conseguenza invece in Italia si è pubblicizzata sempre la scommessa vi ricordate lo spot dell’ Unire:” scommetti che ti diverti?”.In Francia vi è un giusto equilibrio tra promozione dello sport ippico e della scommessa, tant’è che a dimostrazione di ciò, quando furono eletti i migliori atleti francesi degli anni 90, vennero premiati Michel Platini ed Ourasi, ciò ci fa capire quanto il popolo francese sia vicino allo SPORT IPPICO, inoltre promuovere la scommessa ippica fine a se stessa per aumentare il numero degli scommettitori è un clamoroso errore, in quanto la scommessa ippica è una scommessa complessa, non è come scommettere su una partita di calcio, è necessario prima appassionarsi al mondo ippico, prendendo dimestichezza, con tempi, parziali, distanze, corse ad invito, tipologia delle piste e dopo si arriverà alla scommessa, ma invertire l’ ordine è solamente dannoso, questo è dimostrato dal fatto che aumentando i punti vendita,( le Agenzie con il bando del 2000 sono passate da circa 300 a 1000) le scommesse sono aumentate di pochissimo.Quindi parlare di qualità è sacrosanto, ma dobbiamo individuare la strada giusta per raggiungerla, sicuramente si dovrebbe partire da un controllo delle nascite, degli stalloni e delle fattrici, iniziare oggi un controllo graduale che ci porti ad un innalzamento della qualità in un arco temporale di quattro o cinque anni, oggi rischiamo di tagliare le corse, ma avendo sempre in pista gli stessi”brocchi” e rischiamo una forte diminuzione su base annua delle scommesse totali, in quanto il bacino d’ utenza è rappresentato sempre dagli stessi scommettitori, se non mi credete provate ad andare per una settimana in una Agenzia Ippica, o in un ippodromo per verificare ciò che dico, però questi scommettitori avranno meno eventi su cui puntare.Il problema dell’ ippica italiana è solamente la mancanza di un serio piano industriale, il quale dovrebbe avere come punto di partenza, la promozione dello sport ippico, il controllo sulle nascite, la promozione sulle televisioni in chiaro, il controllo dell’ attività dell’Unire, la creazione di commissioni di studio permanenti per capire come il settore ippico si evolve nel mondo e vedere se vi sono delle novità applicabili anche in Italia, per esempio in Spagna hanno collegato le corse ippiche con il lotto, in modo da creare dei jacpot rilevanti capaci di attrarre anche scommettitori non legati al mondo ippico, i quali anche puntando casualmente un euro, un po’ come avviene per il superenalotto, hanno la possibilità di vincere somme importanti.L’ ippica ha le potenzialità per autofinanziarsi e creare ricchezza, però è necessario imboccare la strada giusta, ciò che fino ad ora non è stato fatto, l’ augurio è che durante questo anno ci sia una concertazione a tutti i livelli per trovare le giuste soluzioni di rilancio del settore.
Alessandro Mattii

Fonte"L'angolo del commercialista"
http://www.sanpaolo.ippodromo.it
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